Sono passati tanti anni, eppure le voci della beat generation sono ancora forti, luminose e hanno ancora molto da dirci nel loro vaneggiante lirismo, nella loro visione deformata e quindi illuminante.

Questo spettacolo è un viaggio nella poetica di quella generazione nata durante la Grande Depressione e sviluppatasi dopo la guerra, che piantò il seme pacifista e rivoluzionò il mondo della comunicazione. Una generazione che non ha trasformato il mondo ma ha trasformato il modo di stare al mondo. 

Accompagnati dal jazz, dal blues e dalla poesia, lo spettacolo va a rievocare momenti struggenti: le inquietudine, le tensioni, le amarezze dei protagonisti di questa indimenticata stagione.
Si parla di Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, William Burroughs, Gregory Corso, ovvero di quella generazione di scrittori che inventarono un approccio diverso alla  letteratura, non più riferita al mondo accademico, quanto piuttosto alla vita reale, in una sorta di militanza che confondeva arte e vita, e rendeva lo scrittore portavoce di un mondo di valori del tutto alternativo a quello che l'America degli anni cinquanta predicava ai suoi cittadini, e per estensione all' intera civiltà occidentale. 

Se è vero dunque, che quelle voci sono ancora luminose, riascoltiamole per comprendere la lezione che ci hanno lasciato, un' eredità magnifica e potente, ancora scomoda nella sua diversità, ancora struggente nella sua visionaria innocenza.





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